Paternalismo italocristiano

Posted on 20 febbraio 2010 di

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Hina Saleem non fu uccisa da suo padre per «motivi religiosi e culturali», ma piuttosto per «un patologico e distorto rapporto di possesso parentale».

Così esordisce l’articolo del Corriere riguardo alla decisione della Corte di Cassazione (sentenza n.6587 della Prima sezione penale).

Nella sentenza si legge che:

«La motivazione dell’agire dell’imputato è scaturita da un patologico e distorto rapporto di possesso parentale, essendosi la riprovazione furiosa del comportamento negativo della propria figlia fondata non già su ragioni o consuetudini religiose o culturali, bensì sulla rabbia per la sottrazione al proprio reiterato divieto paterno».

Come volevasi dimostrare, diremmo noi da queste parti.

Ma c’è chi proprio non ci sta. C’è chi, avendo vampirescamente costruito per mesi le proprie fortune mediatiche proprio su casi come quello di Hina, si scaglia – per l’ennesima volta – contro i giudici.

Ecco la filiera de Il Giornale&friends:

  1. Sentenza choc Cassazione strabica «L’omicidio di Hina? Non c’entra l’islam»
  2. Pazzesco «L’omicidio di Hina? Non c’entra l’islam»
  3. Vergogna. Pazzesco «L’omicidio di Hina? Non c’entra l’islam»

C’è chi i padri padroni li vuole solo italiani e cristiani.

C’è chi pensa che i padri padroni pakistani vadano taggati solo con la parola “islam”.

Che con in musulmani si debba fare i paternalisti.

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